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Il report del quarto incontro: laboratorio di mobilitazione collettiva

By 20 Marzo 2021 Marzo 30th, 2021 No Comments

Lunedì 15 marzo, c’è stato il quarto appuntamento della Scuola di Mobilitazione Politica con Antonio Liguori di Action Aid che ha introdotto un laboratorio di mobilitazione politica

Di seguito il video dell’introduzione, montato da Alberto Catania, e un report, realizzato da Emanuele Pastorino, entrambe partecipanti della scuola, che ringraziamo per l’attivismo e il supporto

Ora vi parlerò principalmente di mobilitazioni legate al campaining: farò anche un piccolo accenno alle campagne elettorali, ma non è il mio campo. Diversi di voi hanno competenze nella progettazione, altre nella comunicazione, alcuni sono stati eletti: queste competenze, tutte assieme, garantiscono il successo di una mobilitazione.

Che cos’è una campagna?

Naturalmente è un momento di grande partecipazione, con caratteristiche, tempi e obiettivi specifici.

Non è un movimento: è lo strumento con cui i movimenti raggiungono obiettivi specifici, creano partecipazione e ingrossano le proprie fila.

Per attivare una campagna servono innumerevoli ingredienti: serve fare moltissime domande, tanto a noi stessi quanto alle persone con cui ci piacerebbe collaborare. Serve alzare il telefono, chiamare le persone: è lo stesso principio su cui lavorano le bestie delle campagne di populismo. Servono continui meccanismi di feedback.

Perché mobilitare?

Mobilitare le persone è difficilissimo: se abbiamo obiettivi a lungo e medio termine serve necessariamente costruire un rapporto di forza per ottenere un certo obiettivo di cambiamento.

Non serve mobilitare se è possibile raggiungere l’obiettivo attraverso altri strumenti. La mobilitazione va attivata tenendo in considerazione che le persone hanno altro da fare: serve agire in maniera ragionata, focalizzare l’azione che viene mediata dalle campagne.

Gli approcci: People Powered Campaing.

DEFINIZIONE.

Ci stiamo muovendo verso modelli che, sempre di più, tengono assieme la doppia dimensione: mobilizing with organizing. La scelta sulla proporzione tra questi due elementi dipende anche moltissimo dalle proporzioni dei rapporti di forza tra chi mobilita e gli ostacoli (o le possibilità) sul cammino per il raggiungimento dei risultati.

Questa dimensione, poi, si coniuga con la necessità di riconoscere la possibilità di creare strutture partecipative che tengano assieme le diverse dimensioni.

INSERISCI SLIDE People Powered Campaing.

Questa impostazione vuole far “scalare” la piramide della campagna fino a far sentire le persone “owner” della partecipazione.

Come e perché progettare? 

Vi abbiamo chiesto di fare dei progetti perché dobbiamo avere chiaro perché mobilitiamo: se non abbiamo progetti, se non sappiamo cosa far fare alle persone mobilitate, creiamo frustrazione.

Se sappiamo queste cose, poi, abbiamo idea dei tempi e dei modi della campagna.

Gli obiettivi.

Lo strumento che vi propongo è quello degli obiettivi SMART:

  • specific → deve basarsi su dati, ricerche, elementi ben spiegabili e  chiari;
  • measurable
  • attainable/achieavable → devono essere winnable issues per le quali sia possibile figurarsi chiaramente come perseguirli;
  • realistic
  • time-bound

Servono, quindi, dati e studi per fissare questi obiettivi: i numeri sono molto comunicabili. Se vogliamo usare i media per veicolare i messaggi di mobilitazione, sondaggi e statistiche sono semplici da comunicare.

Per definire gli obiettivi, esistono moltissimi tool per andare a definire il problema e costruire il panorama di idee necessarie per andare a declinare l’obiettivo generale, la visione, gli obiettivi specifici e il percorso della campagna.

Power mapping.

Chi sono gli attori che stanno dentro la nostra campagna? Chi dobbiamo sfidare? E chi mobilitare? Queste domande sono essenziali per costruire alleanze: per capire questi elementi, ci sono moltissimi strumenti, come questo

Un altro strumento interessante è il Chapati Diagram: al centro del diagramma c’è il cuore del problema e si vanno ad individuare quali sono i gruppi più prossimi e quali quelli meno.

L’ultimo elemento è legato all’individuare chi prende le decisioni: sapere questo è fondamentale. Sapere chi ha il potere in mano consente di capire quali siano i processi formali e informali che questi soggetti utilizzano per raggiungere le decisioni. Cattaneo-Zanetto ha fatto un’indagine per capire quali media e giornali usano i parlamentari per informarsi: per capire come influenzarli, serve capire cosa leggono.

Costruire alleanze.

Una volta fatto il power mapping, sarà chiaro chi sono le persone con cui allearsi, chi sono gli avversari e chi gli indecisi: nelle campagne per la cittadinanza, allora, non si mapperà e targetizzerà gli elettori e le elettrici di Fratelli d’Italia.

Come costruire la campagna.

Serve partire della visione dentro cui la campagna si inserisce: che mondo vogliamo costruire per fare il big organizing? Dentro a questa visione, dobbiamo avere coerenza nella comunicazione e dobbiamo far succedere cose: questo passaggio è centrale. Senza eventi, senza elementi che facciano parlare di sé, diventa un lavoro di lobbying parlamentare e non una mobilitazione.

Dopo la visione, serve scegliere il punto d’attacco: deve essere qualcosa che suscita forti emozioni (rabbia, indignazione) che possano essere tradotti in mobilitazione.

Serve semplicità nel messaggio: keep it simple stupid (KISS), il messaggio deve essere semplice e descrivere un pezzo alla volta il percorso della mobilitazione e il senso, la visione complessiva, che va costruito un mattoncino dopo l’altro.

Serve progressività nel percorso di coinvolgimento delle persone: awarness > alignment > engagement > action.

In questo modo, le persone riescono a capire come mettersi in azione in un contesto ampio: per facilitare questo lavoro, serve inserirsi dentro altri trend.

Per comunicare, è necessario scegliere immagini e storie attraverso cui comunicare: a questi elementi di base, vanno aggiunte arme non convenzionali (humor, meme, shit-in: un’idea di mobilitazione dei pulitori dell’aeroporto che tenevano i bagni chiusi, trasformando un sit-in in shit-in).

L’ultimo elemento, invece, è quello per cui quando diventa cool sei a cavallo: quando diventa cool la gente si mobilita, scende in piazza.

Per raggiungere questo obiettivo, possono essere utili alleanze nella comunicazione: questo è possibile solo se si ha coerenza con visione e comunicazione

I media.

Quando l’agenda politica e quella mediatica vanno di pari passo, è semplice: se così non è, per scatenare la copertura mediatica serve necessariamente realizzare eventi che catalizzino l’attenzione.

SINTESI

Dunque:

  • obiettivo chiaro per te
  • visione del mondo chiara
  • obiettivo specifico chiaro, che susciti sentimenti forti e necessiti di un’azione urgente
    • chiedere alle persone cosa possono fare per la mobilitazione, dando coerenza alle iniziative individuali dentro al quadro d’insieme
  • costruire una narrazione che generi un senso di noi
  • polarizzazione
  • coerenza tra registri narrativi e simbolici (es. FERMI).