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Il report del sesto incontro: disobbedire ma con criterio, Extinction Rebellion

By 7 Aprile 2021 No Comments

Lunedì 29 marzo, c’è stato il sesto appuntamento della Scuola di Mobilitazione Politica con Thomas Kemps attivista di Extinction Rebellion, miderato da Davide Agazzi, con intervento di Annalisa Corrado

Titolo: come progettare e gestire mobilitazioni distribuite 

Di seguito il video della lezione, montato da Alberto Catania, e un report, realizzato da Emanuele Pastorino, entrambe partecipanti della scuola, che ringraziamo per l’attivismo e il supporto.

DAVIDE AGAZZI → buonasera a tutte e a tutti, benvenute a questa ultima lezione del primo ciclo della Scuola di Mobilitazione Politica.

Siamo qui, questa sera, con Thomas Kemps, attivista di XR.

Abbiamo deciso di lasciare a Thomas un po’ più di tempo per spiegare le teorie alla base del lavoro di XR per meglio apprezzare quello di cui abbiamo parlato in queste settimane.

XR è uno di quei movimenti nati nell’ultimo periodo che ragionano sulla base dell’individuazione di azioni realizzabili e ideali radicali.

Ascoltandolo, provate a tenere a mente – come scienziati sociali – le modalità che XR ha messo in campo, sia nel reclutamento degli attivisti che nella grammatica della relazione con la politica e l’opinione pubblica.

La serata vedrà una prima parte di discussione con Thomas: c’è con noi Annalisa Corrado, di Green Italia, con cui confronteremo le modalità di XR con l’ambientalismo più strutturato.

Dopo di che, ci prenderemo tempo per le vostre domande e per parlare di quello che ne sarà della Scuola nel prossimo futuro.

Vi invito a guardare i video che Martino ha messo in newsletter che ci aiutano a capire la retorica e la metodologia di XR.

THOMAS KEMPS → grazie a voi e ciao a tutte e a tutti! Sono Thomas, un attivista di XR da circa un anno e mezzo. Vi ringrazio di questa opportunità: parlerò molto rapidamente di XR e di qual è la nostra teoria del cambiamento, della sua importanza in un movimento non centralizzato.

Dopo di che, vi parlerò dell’importanza di generare una reazione emotiva tramite le nostre azioni nonviolente e del modo in cui organizziamo la nostra azione non violenta.

Questa è una miniera di lignite in Germania: si tratta di una miniera migrante, che migra cioè quando esaurisce il giacimento in estrazione per spostarsi e generare distruzione in altre zone.

Questa foto non è solo il simbolo della nostra modalità di sfruttamento del pianeta ma è anche il luogo dove un movimento ambientalista locale si occupa di contrastare questa miniera: sono andato con loro a occupare, per un paio di giorni, la miniera.

Quel giorno compresi non solo la potenza di poche migliaia di persone e della loro azione diretta, ma anche dell’efficacia che si può raggiungere tramite un’organizzazione decentralizzata efficace.

XR prende molto spunto da questo come da altri movimenti per darsi una governance decentrata.

Dopo quell’azione tornai in Italia e decisi di unirmi a XR: si tratta di un movimento di massa che realizza azioni di resistenza e disobbedienza civile nonviolenta per chiedere ai governi di agire e ridurre al minimo il rischio di collasso sociale a causa della crisi climatica ed ecologica.

Ai governi, XR chiede tre cose:

  • dire la verità dichiarando l’emergenza climatica ed ecologica
  • agire ora fermando la distruzione degli ecosistemi;
  • andare oltre la politica, superando il modello attuale ed istituendo Assemblee di Cittadini e Cittadine che possano prendere decisioni in relazione alla crisi climatica.

XR nasce in UK a fine 2018 dopo aver dichiarato la ribellione al Governo britannico, bloccando 5 ponti per vari giorni.

Attualmente, XR è presente in tutto il mondo.

In Italia arriva in maniera più corposo dopo aprile 2019: attualmente esistono una trentina di gruppi locali, soprattutto al centro e nord Italia e ha istituito una realtà nazionale che supporta i gruppi locali a nascere e svilupparsi.

Una o due volte l’anno, XR si ritrova a Roma per realizzare azioni coordinate ma ha messo in atto azioni del genere anche in altre città.

DAVIDE AGAZZI → la differenza tra azioni coordinate e distribuite è quella per cui in quelle coordinate tutti convergono in una sola località; con quelle distribuite si realizza la stessa azione in località diverse.

THOMAS → non solo: i gruppi locali possono agire autonomamente quando vogliono. Tra qualche giorno sperimenteremo la prima ribellione diffusa a causa del COVID: realizzeremo azioni coordinate per la prossima COP26 a Milano così come abbiamo fatto a Roma e Venezia ma ogni gruppo può agire quando vuole.

Le azioni dell’ottobre scorso a Roma sono state rivolte verso i media, agendo sul tema della “nuda verità” e verso ENI.

La teoria del cambiamento di XR. Si tratta di un pezzo fondamentale per qualsiasi movimento e, soprattutto, per i movimenti decentralizzati.

Si tratta di una mappa di supposizioni che aiuta a definire vari elementi:

  • il primo è il problema ossia da dove prende origine il conflitto, la rottura tra la nostra organizzazione e gli avversari che identifichiamo;
  • il secondo è la visione che deve essere ampia in modo da far riconoscere quanta più gente possibile nel futuro che immagina, generando una reazione emotiva quanto più diffusa possibile (es.: I have a dream). Deve essere qualcosa di ampio, che scatena qualcosa nei nostri animi;
  • il terzo è la missione ossia le azioni che portano ad affrontare il problema per realizzare la visione. Si compone di obiettivi, campagne e tattiche.

DAVIDE → la cosa importante di questa tipologia di movimenti è che questi elementi sono dati ex ante a tutti gli attivisti e le attiviste attraverso momenti costanti di formazione per far sì che tutti e tutte siano aggiornate sullo schema di pensiero e d’azione del movimento.

In questo modo non si annulla il dissenso interno ma si chiarisce immediatamente a tutti e tutte quale sia la dimensione e l’azione del movimento.

THOMAS → chiarire la teoria del cambiamento previene dal fatto di parcellizzare l’azione del movimento stesso. Parallelamente a questa teoria, deve essere chiarito che altri movimenti perseguono iniziative e azioni differenti che sono pur sempre finalizzate al medesimo obiettivo.

Tuttavia, dare una teoria del cambiamento in modo chiaro è fondamentale per avere un’azione collettiva e sinergica.

Poi è importante considerare che il movimento è nato in UK e poi è stato portato in Italia: gli elementi di contesto in Regno Unito sono molto diversi dai nostri e, quindi, va capita bene la teoria del cambiamento di XR per capire quali modifiche applicare per far sì che questa teoria sia adattabile al contesto italiano.

Banalmente, un blocco stradale in UK comporta una multina; in Italia è un reato punibile con più di 10 anni di carcere. È importante fare formazione e fare esperienza.

Per XR il problema è l’inazione dei governi di fronte alla crisi climatica ed ecologica che sta mettendo a rischio la tenuta del sistema economico e sociale.

La visione è quella di dar vita ad un mondo adatto alle generazioni future: per raggiungerla, la missione viene realizzata a mezzo di elementi della tradizione nonviolenta, coinvolgendo la popolazione per fare pressione sui governi.

Insieme alla teoria del cambiamento i pilastri del potere sono uno strumento che aiuta a comprendere quali sono i sistemi che sostengono lo status quo e, quindi, l’attuale situazione di crisi: questo consente di capire che questa situazione non è onnipresente ma viene sostenuta da una serie di elementi, gruppi sociali, poteri che sostengono l’attuale status quo

Si tratta di una semplificazione ma ci aiuta ad individuare le sezioni della nostra società che consentono di individuare nell’attuale regime (non necessariamente autoritario) l’unica opzione possibile.

Per ribaltare l’attuale sistema di potere, i movimenti sociali devono agire per far sì che questi pilastri ritirino il proprio supporto, indebolendo la base della situazione attuale: questo è possibile perché queste istituzioni sono costituite da persone che possono decidere se sostenere il sistema di potere tossico oppure no.

In XR mettiamo pressione in particolare al Governo e al Parlamento italiani: si tratta di una scelta strategica. Queste persone rappresentano la cittadinanza e devono fare gli interessi delle persone, onorando il mandato che – come cittadinanza – abbiamo attribuito loro.

Questa pressione può essere fatta direttamente, con azioni dirette al Governo, o indirettamente, agendo verso altri pilastri (es. azione diretta verso il palazzo dell’ENI che direttamente guardava al Governo) o verso il pubblico.

Altre organizzazioni scelgono altri pilastri: si tratta di scelte strategiche diverse fondata su caratteristiche e condizioni particolari di ciascun gruppo.

I pilastri del potere riflettono un approccio alla società diverso dall’ordinario: chiedendo chi detiene il potere nella società, spesso rispondiamo con l’immagine della piramide, monolitica, dove chi detiene il potere sta al vertice e gli altri sottostanno.

Questa visione, con un potere concentrato in cima e che riflette quel potere dall’alto verso il basso, fa sì che la struttura di potere sia immodificabile: si tratta di una struttura di potere che ci viene trasmessa fin da scuola, con la raffigurazione di società strutturate secondo sistemi di potere piramidali.

Secondo un approccio sociale, invece, i sistemi di potere si sorreggono sulla base delle persone che stanno alla base: abbiamo il potere e il dovere civico e morale di sottrarre il potere ad un sistema tossico per ridistribuirlo. 

XR intende sottrarre il consenso popolare ad un sistema di potere che ci sta portando verso il collasso economico e sociale.

DAVIDE → se avete visto l’intervista ad uno dei cofondatori di XR avrete notato come lui insista sul concetto per cui le élite neghino la verità mentre XR ha l’obiettivo di parlare all’opinione pubblica per farla cambiare. Si tratta di un’azione con obiettivi diversi, orizzontali, che nell’intervista al fondatore di XR era dato per implicito. Lui faceva notare come, dopo le manifestazioni di XR, il 67% degli inglesi avessero un’opinione sul tema, opinione che poi vale nel momento del voto.

THOMAS → la nostra strategia si potrebbe sintetizzare con la costante ricerca del supporto attivo da parte della popolazione: adottiamo la teoria sociale allo scopo di far sì che almeno si parli degli argomenti che portiamo. Serve mobilitare le persone per far sì che almeno la gente inizia a parlare di questi temi.

Per determinare questo supporto attivo, vogliamo cambiare i cuori e le menti della gente, trovare la connessione emotiva e personale con le loro vite.

Vorrei aggiungere una cosa difficile da digerire la prima volta che si sente: le nostre azioni tendono a creare polarizzazione, a trasmettere alle persone neutrali una domanda, un dilemma, che le costringano a posizionarsi.

Questo modo di agire potrebbe essere ritenuto pericoloso: in realtà, però, su temi come questi la parte più pericolosa sono proprio quelle persone neutrali, senza un’opinione. Polarizzare affinché gli estremi portino le persone a discutere di una serie di temi è fondamentale per affrontarli.

In XR cerchiamo di scaturire una reazione emotiva tramite azioni di massa e nonviolente: varie ricerche sociali dimostrano come le campagne di massa nonviolente abbiano più successo di quelle violente. Tra il 2000 e il 2009, le campagne nonviolente sono state 5 volte più efficaci.

La nonviolenza è una scelta etica: siamo cittadini e cittadine a cui non passerebbe mai per la testa di disobbedire alle leggi dello Stato se non lo ritenessimo fondamentale. È importante riconoscere come questa sia una scelta: ci sono gruppi, nel mondo, che non possono far altro che ricorrere a mezzi violenti per lottare.

Queste azioni nonviolente devono avere tre caratteristiche principali:

  • essere di massa
  • essere prolungate nel tempo
  • trovare il supporto attivo della popolazione

Per farlo, fondamentale è la dirompenza: si tratta delle caratteristiche delle azioni che creano una frattura, un danno economico, una rottura emotiva con il pubblico e che lo mobilita.

Le azioni di visioning sono quelle che danno la dimostrazione del mondo distopico che vogliamo combattere oppure le azioni che danno la dimostrazione del mondo delle possibilità che si può ottenere.

L’elemento del sacrificio è fondamentale per costruire la relazione empatica tra gli attivisti e il pubblico.

DAVIDE → su questo volevo farvi notare che il rapporto tra la tipologia d’azione e l’opinione pubblica è dato dal fatto che la disruption debba essere abbastanza per fare notizia ma non deve valicare una certa soglia di disagio per la popolazione perché altrimenti diminuisce l’effetto sull’opinione pubblica. 

Allo stesso tempo questa regola vale per il sacrificio.

Serve decidere con attenzione quali azioni mettere in campo sulla base del pubblico su cui si vuole agire: se negli USA e in UK gli effetti di un sacrificio come l’essere arrestati è limitato, in Italia questo effetto non è così tenue.

THOMAS → coem dice Davide, è necessario polarizzare la gente senza far sì che le persone siano portate ad odiare te e le azioni che porti avanti.

L’inserimento di dilemmi morali nelle azioni, tanto dirette al pubblico quanto alle autorità politiche è un modo efficace per far sì che almeno se ne parli. Parallelamente aiuta moltissimo anche l’umorismo.

XR è organizzato sulla base di gruppi di affinità: gruppi di 6-14 persone che possono agire in completa autonomia ma che possono anche coordinarsi con altri gruppi di affinità.

I ruoli, al loro interno, sono:

  • coordinatore/trice
  • responsabile del benessere → si occupano del benessere psicofisico delle persone che intraprendono l’azione;
  • media/contatto con il pubblico
  • contatto forze dell’ordine → sono le persone che si occupano di interagire con le forze dell’ordine per far sì che l’azione raggiunga i propri obiettivi. Non organizzano l’azione ma svolgono il ruolo di intermediari, fanno sì che l’azione arrivi al termine e mantengono bassa la tensione.

Le azioni di XR sono solo una parte del ciclo del momentum che cerchiamo di costruire. In XR dividiamo il ciclo in:

  • preazione → il momento in cui integriamo nuovi attivisti, facciamo formazione, progettiamo l’azione e prepariamo gli attivisti da un punto di vista emotivo;
  • azione
  • post-azione → si tratta del ritorno a casa, del riposo, la celebrazione dei risultati positivi e l’analisi di quelli negativi, la riflessione e l’apprendimento che segue sulla base dell’azione e che dà forma alla preparazione del nuovo ciclo.

DAVIDE → faccio un attimo solo un riassunto rispetto al ciclo del momentum: Thomas vi ha detto che l’obiettivo del movimento è quello di mobilitare il 3.5% della popolazione per ottenere gli obiettivi delle azioni. Il ciclo, che è continuo, è pensato per questo: le azioni sono gioiose, notiziabili, fotografabili anche allo scopo di colpire l’opinione pubblica e far sì che nuove persone si avvicinino all’organizzazione. Compiendo questi cicli più e più volte, si riesce a caricare la molla che serve per far pressione sulla società.

THOMAS → in XR usiamo un modello organizzativo che consente di tener fede al ciclo del momentum in tutte le sue fasi. 

Questo modello è diverso sia dalle strutture gerarchiche, dove un gruppo di persone al vertice prende le decisioni per tutta l’organizzazione, sia dalle strutture orizzontali, che nel nome dell’inclusività decidono di adottare modalità assembleari piatte.

Entrambe hanno pro e contro: in XR abbiamo adottato un sistema organizzativo decentralizzato e distribuito che è ibrido tra i due. Si tratta di un sistema auto-organizzante che, sulla base di come muta il movimento, si evolve nel tempo.

si basa su una struttura a cerchi, che agisce secondo uno scopo condiviso e che distribuisce autorità, potere decisionale, energie e compiti sull’intera organizzazione.

Si assegna una certa sfera decisionale a gruppi di lavoro e ruoli definiti, gruppi connessi tra di loro tramite ruoli specifici.

DAVIDE → Thomas ti chiedo di tornare alla slide prima solo per appuntare alcune cose e chiederti qualcosa di più per quanto riguarda i gruppi di affinità.

Per far funzionare la struttura ibrida, ci vuole un gran lavoro di codifica degli obiettivi del movimento, ben formalizzati e condivisi con gli attivisti, e con un grande lavoro per codificare i ruoli di ognuno per rendere trasparenti e accessibili le informazioni in modo che ognuno possa prenderle e utilizzarle per l’azione che gli è attribuita.

In questo modo è possibile includere nel movimento un grande numero di persone e far sì che possano mettere in campo azioni coordinate e continuative.

L’esempio potrebbe riguardare il Sunrise Movement americano: loro hanno iniziato con un’unica azione dimostrativa (l’occupazione dell’ufficio di Nancy Pelosi) che ha coinvolto tutti gli attivisti. Quell’iniziativa è stata coperta dai media: nelle due settimane successive hanno fatto iniziative di formazione e hanno promosso 50 iniziative per tutto il Paese. Il mese successivo sono tornati a Washington e, da 150 persone originarie, sono diventati 1500.

Per questo volevo fare un passaggio veloce sui meccanismi di reclutamento delle persone: quando una persona si avvicina al movimento, come funziona la formazione e come si entra in un gruppo di affinità?

THOMAS → allora: per quanto riguarda il processo di assorbimento di persone che hanno visto un’azione perché stavano passando per i luoghi dell’azione o tramite i social, solitamente si invitano le persone a partecipare alla presentazione del movimento in cui, dopo aver parlato della crisi climatica ed ecologica e dell’impatto che questa ha sulla vita delle persone, si cerca di trasformare quella rabbia in un sentimento positivo e proattivo.

Per mantenere l’engagement, è necessario dare un appuntamento: è importante che le persone siano da subito coinvolte nell’attività del movimento.

Allo stesso tempo, è importante concentrarsi tanto sul macro-design della mobilitazione quanto sul microdesign delle piccole iniziative, dal posizionamento delle sedie alla presenza di un po’ di cibo e di occasioni di socializzazione tra le persone.

Questo è fondamentale per costruire conoscenze, per dar modo alle persone di parlare della propria storia e di capire perché sono lì.

Dopo questa presentazione, inizia il ciclo della formazione: alle basi (strategia e motivazioni) si legano anche formazioni più specifiche, tutte finalizzate a mantenere la coerenza del movimento in tutte le sue fasi.

DAVIDE → un’ultima domanda e poi chiamo in causa Annalisa Corrado: è legata al tipo di interlocuzione che desiderate avere con la politica. Sempre facendo il paragone con il Sunrise Movement, loro hanno l’obiettivo di spostare a sinistra il Partito Democratico (campagna per il Green New Deal; sostegno a Bernie Sanders; collaborazione alla scrittura del programma di contrasto al cambiamento climatico di Joe Biden). 

Loro teorizzano di influenzare la politica attraverso un supporto attivo.

Voi vi muovete nel modo opposto: come spieghi queste differenze?

THOMAS → XR è un movimento apartitico: volendo andare a coinvolgere il 3,5% della popolazione per affrontare il cambiamento climatico, non possiamo rivolgerci solo verso una parte.

Il terzo obiettivo di XR è l’orizzonte politico del nostro movimento: l’attuale sistema politico è basato da un termine costante, di 5 anni in 5 anni, che lega l’azione dei politici alla loro ricandidatura. Questo schema impedisce ai politici di lavorare liberamente con una prospettiva di 30 anni: chiediamo l’istituzione di quelle Assemblee allo scopo di ragionare con prospettive e termini differenti.

DAVIDE → grazie mille, Thomas.

A chi ascolta voglio far notare che non siamo qui ad indagare se le scelte siano giuste o sbagliate ma le modalità con cui vengono portate avanti le azioni.

Settimana scorsa abbiamo parlato con le Sardine e chiesto ad Andrea Morniroli di interloquire con loro.

Oggi abbiamo chiesto ad Annalisa Corradi, portavoce di Green Italia, di interloquire con Thomas per mettere a confronto la prospettiva di chi porta avanti un ambientalismo più istituzionale e per capire se esiste un terreno comune su cui fare squadra nel prossimo futuro.

ANNALISA CORRADO → grazie, grazie mille: mi è venuta una metafora che uso spesso per parlare di Greta Thunberg e dei Fridays. Noi siamo come dischi rotti, da diversi decenni attivi per ribadire questi concetti, asserragliati dai poteri fossili e del turbocapitalismo patriarcale, omofobo e razzista: la Morte Nera, insomma.

Noi sempre in pochi e sempre in una bolla, che aumentava – in Italia meno che altrove – ci sentivamo come asserragliati nella fortezza de Lo Hobbit, salvati da chi – diversi da loro – riescono a cacciare gli orchi apparentemente imbattibili.

Questa è stata la sensazione quando è cambiato l’ordine di grandezza del dibattito sul cambiamento climatico: questo è arrivato fortissimamente con Greta ed è proseguito con XR.

Come la radicalità di Greta, infatti, questi movimenti ti portano a dire che se siamo davvero convinti che abbiamo solo 7 anni per invertire il cambiamento irreversibile, come faccio a non andarmi ad incatenare anche io da qualche parte?

Per me è stato un modo per riscoprire la radicalità delle nostre posizioni: pur essendo sempre stata attiva in vari contesti, ti viene sempre raccontato che crescere significa diventare meno radicali, più capaci del compromesso.

La potenza del messaggio di questa nuova ondata di ambientalismo diverso è stata proprio questa: mettere in discussione questa regola, farci riconoscere l’errore nel cercare le mediazioni ad ogni costo, specie perché le mediazioni – in politica – si trovano nelle cose.

È stato come ricominciare a respirare.

Molti hanno anche molto rosicato – “eh vabbè ma noi è da mo’ che lo dicevamo: tutto vero, ma non riuscivamo a farci sentire. Bello avere ragione, ma morire con solo quella consapevolezza forse non è il massimo.

Credo che per molti sia stato anche deresponsabilizzante: molti hanno detto “ecco i giovani, che risolvano loro il problema”. Questa cosa, oltre ad essere autoassolutoria, è folle: spesso i giovani sono talmente tanto giovani che non hanno sviluppato le competenze, anche tecniche, per agire il cambiamento che vogliono.

In questi anni abbiamo visto molti politici che non hanno la capacità di portare a terra la propria volontà politica: la rivoluzione verde, poi, è talmente complicata che comprende tutti i livelli.

Giustamente si parla di assemblee dei cittadini: con Rinascimento Green stiamo provando a far cadere questi ragionamenti a livello territoriale, dando loro una dimensione capace di entrare in contatto con le dinamiche territoriali.

Ci sono moltissimi fondi in arrivo, il Green New Deal in arrivo ma se intanto non andiamo a smontare le politiche europee come la PAC o i trattati internazionali come il CETA che non riescono a essere messe in discussione e che rendono difficile agire il cambiamento.

Si tratta di un lavoro che deve muoversi in tutte le direzioni, dal macro al micro: agire sul 3,5% è importante e ha bisogno di agire sulle relazioni e sulla dimensione culturale allo scopo di uscire da una logica volutamente semplicistica e rendere comprensibile fenomeni complessi.

Per fare ciò, serve l’aggancio emotivo unito alla consapevolezza di quello che si può pretendere: credo sia molto bello far incontrare esperienze diverse per far sì che questa battaglia venga affrontata in modo fortemente intersezionale, se nel portare avanti le nostre battaglie ci ricordiamo di quelle degli altri.

Se vuoi scardinare la Morte Nera, non puoi attaccarla per battaglie singole ma agendo tenendo a mente che ci sono anche gli altri.

DAVIDE → voglio ringraziare Thomas e Annalisa nel raccontarci cose trasversali e complementari.

Thomas è stato molto trasparente nel raccontarci l’azione di XR nell’affrontare uno dei pilastri del potere.

Annalisa ci ha detto come questi nuovi movimenti ci abbiano ricordato la necessità di manifestare per intero una radicalità che avevamo anche attutito noi stessi.

Nelle settimane precedenti avevamo parlato della finestra di Overton e della necessità di mantenere la propria radicalità nel dibattito pubblico.

Annalisa ci ha anche ricordato come a chi si trova nella condizione di agitare e abilitare le persone con strutture ibride e dinamiche corrisponda anche gruppi che sappiano esercitare il potere con competenza.

Passo la palla a Marzia per le domande: dopo, passo la parola a Michele per la sessione conclusiva della Scuola.

Domande

MARZIA → eccomi con le domande dal pubblico: mi collego con quello che diceva Annalisa.

Un paio di domande sono arrivate e chiedono di capire quali sono le differenze e le analogie tra i diversi movimenti ambientalisti. Altri ancora chiedono se ha senso organizzare un unico movimento ambientalista capace di avere una più forte potenza di fuoco.

THOMAS → secondo me è importante che organizzazioni diverse utilizzino modalità espressive diverse: di fatto, sono decenni che tante e tanti attivisti lottano contro questo sistema e che movimenti, petizioni e marce non sono necessariamente efficaci.

Come XR ci troviamo ad adottare metodologie diverse e non vogliamo inglobare gli altri movimenti.

Si tratta anche una scelta di resilienza: se il cambiamento climatico fosse osteggiato da una sola organizzazione, il suo fallimento porterebbe al collasso.

Essere una pluralità di movimenti che lottano in modo diverso e collaborano tra di loro è invece più efficace: quest’anno, in Italia, ci saranno molti momenti diversi i ncui siamo chiamati a cooperare e convergere.

Dobbiamo capire come agire nei prossimi anni.

MARZIA → mettersi assieme con le altre organizzazioni può essere utile a creare una potenza di fuoco? È già stato fatto? Quando avrà successo?

THOMAS → come XR abbiamo un po’ sbagliato le modalità di collaborazione con altri movimenti: tuttavia siamo un movimento giovane e stiamo facendo ora esperienza di come agire. 

Spero si possa far qualcosa tutti e tutte assieme a Milano, nel prossimo autunno, in vista dei negoziati di preCOP 26. Non è facile: ognuno ha le proprie identità, crede di poter agire il cambiamento solo nel proprio modo. Credo sia importante imparare e farsi contaminare dagli altri movimenti.

MARZIA → un’altra domanda. Chiedono: perché la critica al sistema capitalistico è così implicita e timida in XR?

THOMAS → questa è una domanda che emerge più volte anche dentro il movimento. Secondo me è una scelta strategica e di umiltà: siamo poche decine di migliaia di persone in tutto il mondo, chi siamo per dire che un sistema in auge da centinaia di anni sia del tutto sbagliato? Chi ci dice che non ci siano elementi di “capitalismo buono” al suo interno?

Come XR vogliamo istituire un sistema democratico, basato su assemblee di cittadini che si adoperino per raggiungere assieme le decisioni: abbiamo elementi di forte critica all’attuale modello di sviluppo e al sistema capitalistico ma non dichiararci anticapitalisti ci permette di raggiungere più persone.

MARZIA → Annalisa vuoi commentare anche tu?

ANNALISA → sì: sulla prima domanda, mi piace molto il concetto di resilienza che richiama molto anche quello di biodiversità. Penso che le varie associazioni e movimenti abbiano specificità diverse: se la guardi in positivo, è giusto che ciascuno si appassioni per le battaglie che sente più proprie (avere un’identità che ti fa sentire gruppo); guardandola in negativo, è altissimo il rischio di identitarismo.

Credo molto nell’alleanza pragmatica che, in questo periodo, con Green Italia stiamo cercando di rendere pratica comune: pur essendo soggetti diversi, possiamo individuare temi e battaglie su cui agire per fare pressione istituzionalizzata.

Più siamo in grado di rompere le bolle alla società e tra di noi e più agiamo efficacemente.

MARZIA → grazie e grazie ad entrambi. La question time è finita.

Conclusioni

DAVIDE → ci spiace perché raccogliamo sempre una marea di domande ma riusciamo a rispondere sempre a poche.

Vi ringrazio, Thomas e Annalisa per questa conversazione. Spero abbiano aiutato a capire i modelli organizzativi di questi movimenti.